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IL MATRIMONIO IN ITALIA CON EXTRA-UE

a cura di Amedeo Intonti

 

Indice

Straniero presente in Italia

Straniero non presente in Italia

Richiesta di nulla - osta in Italia
Richiesta di nulla - osta all'estero
Ricorso al tribunale
Ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’uomo
Chiedere le pubblicazioni di matrimonio
Avvertenze generali
Casi particolari riguardanti il coniuge straniero
Celebrare il matrimonio
Chiedere il Nulla-Osta al matrimonio nel paese estero
Chiedere le pubblicazioni di matrimonio
Chiedere il visto d’ingresso in Italia
Celebrare il matrimonio
Note

 

1. Straniero presente in Italia

 

In questo caso è necessario svolgere le seguenti procedure:

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1.1  Chiedere il Nulla-Osta al matrimonio al consolato in Italia dello straniero. 

Il nulla osta al matrimonio altro non è che un certificato rilasciato dalle autorità del paese di origine da cui risulta che il richiedente è libero di sposarsi in quanto non risultano impedimenti.

Alcuni stati (Australia e Stati Uniti sono i principali) non rilasciano il Nulla-Osta, ma, in base ad accordi bilaterali con l’Italia, un documento equivalente.  Se si tratta di un paese con il quale non esiste convenzione in proposito, la firma dell’ambasciatore o del console deve essere legalizzata (portare una marca da bollo da € 10,33) dalla prefettura della provincia (talvolta anche in altre) ove si trova il consolato. Il Nulla-Osta deve riportare i dati completi dello straniero, comprese le generalità dei genitori.   E’ opportuno chiedere sempre al consolato (o consultarne la pagina sul web) quali sono i documenti richiesti, ma normalmente (p.e. quelli ora elencati sono indicati dal consolato ucraino) sono richiesti allo straniero i seguenti documenti non tradotti in italiano:

 

-         modulo di richiesta di nulla osta per il matrimonio compilato di persona;

-         passaporto dello straniero per viaggiare all’estero in originale (con copia da allegare);

-         certificato di nascita (con copia da allegare).

-         certificato di stato libero in originale, rilasciato presso l’ufficio di stato civile della città o del villaggio in cui è registrata la residenza della persona interessata (spesso deve essere apostillato presso il Ministero della Giustizia dello stato estero);

-         certificato di scioglimento del matrimonio oppure la sua copia, qualora il precedente matrimonio della persona interessata fosse stato sciolto (e, per alcuni stati, non indicato sul certificato di nascita);

-         certificato di cambiamento del nome o del cognome o la copia debitamente apostillata (non sempre) presso il Ministero della Giustizia dello stato estero qualora la persona interessata avesse cambiato il nome o il cognome (solo per alcuni stati);

-         certificato di residenza e lo stato di famiglia nello stato estero in originale (solo per alcuni stati).

 

I costi si aggirano:

-         per richieste normali (rilascio non prima di una settimana) € 100/150 circa,

-         per richieste con urgenza (rilascio in giornata o entro 24 ore) € 250 circa.

 

Taluni stati richiedono che il futuro coniuge debba acconsentire, con una dichiarazione scritta di persona presso l’ufficio consolare, di iscrivere il suoi nominativi (nome, cognome, residenza, data e luogo di nascita) sul Nulla-Osta.   Taluni altri stati non chiedono ciò, rilasciando il Nulla-Osta senza alcuna indicazione sulle generalità del coniuge (p.e. Russia).  Potrà capitare in tal caso che qualche impiegato comunale addetto al ricevimento dei documenti per le pubblicazioni di matrimonio, non voglia accettare un Nulla-Osta senza le generalità del coniuge.   In tal caso si possono adottare i rimedi di cui alla nota 1.

Lo straniero può contrarre matrimonio in Italia anche in mancanza di valido titolo di soggiorno (p.e. Permesso di Soggiorno) e questo in ottemperanza a quanto prescritto dall’art. 6 del T.U. 286/98. Tale norma stabilisce infatti che in relazione alla formazione degli atti di stato civile, quindi anche agli atti di nascita o morte oltre che di matrimonio, il titolo di soggiorno non deve essere esibito, ne l’ufficiale di stato civile può legittimamente richiederlo al fine della formazione degli atti stessi.

Qualche stato, però, sembra che richieda anche il P.d.S., oppure ostacoli il rilascio del Nulla-Osta (spesso stati islamici) in modo tale da rendere impossibile il suo ottenimento.   In questo caso si possono scegliere tre diverse strade per risolvere il problema.

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1.1.1     Richiesta di Nulla-Osta nello stato estero.  Comporta i passi indicati al successivo punto 2.1    Se lo straniero è stato costretto a rientrare nel suo paese per chiedere ed ottenere il Nulla-Osta (accertato che un parente od amico non abbia potuto provvedervi) dovrà procedere ancora secondo quanto indicato ai successivi punti 2.2 e/o 2.3.

 

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1.1.2     Ricorso al Tribunale.   Nel caso in cui fosse dimostrato dai coniugi che il certificato di nulla osta è stato rifiutato per motivi che sono contrari ai principi del nostro ordinamento giuridico (come i motivi religiosi o politici), è possibile il rimedio del ricorso all’autorità giudiziaria (in base all’art. 98 c.c.) chiedendo che sia il Tribunale ad accertare (con altra documentazione e/o testimonianze) che non sussistono impedimenti al matrimonio e quindi ad ordinare all’Ufficiale di stato civile di dar luogo comunque alle pubblicazioni (v. nota 2). Questa prassi è ormai diffusa in tutti i Tribunali e si tratta di una procedura relativamente rapida (circa due mesi). Occorre ovviamente l’assistenza (con relativi costi) di un legale (1).

 

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1.1.3     Ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’uomo.  Lo straniero, se lo stato estero ha firmato la Convenzione relativa, può ricorrere alla Corte per violazione dell’art. 12 (v. nota 3).  Esso va proposto entro 6 mesi dall’accadimento dei fatti e dopo aver percorso le vie legali di ricorso interne dello stato che impedisce il matrimonio (spesso non si possono percorrere in quanto risulta una assenza di legge o una apposita legge contraria).  Si propone su un apposito modulo scaricabile via web, da inviare per raccomandata alla Corte.  Non occorre (almeno nella fase iniziale) assistenza di legale, non ha costi e può assegnare, se vinto, risarcimenti di diverse migliaia di euro.

 

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1.2  Chiedere le pubblicazioni di matrimonio.

I due futuri sposi si devono recare nell’ufficio pubblicazioni di matrimonio del comune di residenza di uno di essi per richiedere l'appuntamento per il verbale previsto dal Nuovo Ordinamento di Stato Civile (D.P.R. 396/00).

 

-         Il cittadino italiano deve presentare solo un documento d'identità valido (gli altri documenti vengono acquisiti d'ufficio).

-         Il cittadino straniero deve presentare il passaporto valido ed il Nulla-Osta come sopra descritto (qualche comune chiede, ma illegittimamente, anche il certificato di nascita – si segua allora la procedura di cui alla nota 1).

 

Occorre aggiungere una marca da bollo da € 10,33 da apporre sul modulo che andrà in pubblicazione.  Se il cittadino italiano e lo straniero sono residenti in due diversi comuni, le pubblicazioni vengono affisse anche nel secondo comune (provvede il primo comune ad inoltrare la richiesta).  In tal caso occorre una altra marca da bollo per il modulo relativo.

Le pubblicazioni devono rimanere affisse per almeno otto giorni consecutivi in cui siano comprese due domeniche.

 

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Avvertenze generali:

-         Se il futuro coniuge straniero non conosce la lingua italiana deve essere accompagnato da un interprete.

-         Se i futuri sposi devono legittimare figli nati dalla loro unione devono segnalare la circostanza al momento della richiesta del verbale.

-         Le donne divorziate o vedove possono contrarre un nuovo matrimonio solo se sono trascorsi 300 giorni dalla data del divorzio o del decesso del coniuge.  Tale termine non si osserva:

a)      se il matrimonio è autorizzato con decreto del Tribunale; 

b)      se esiste una sentenza da cui risulti che non c’è stata convivenza nei trecento giorni precedenti il divorzio; 

c)      se lo scioglimento o il divorzio siano stati ottenuti per mancata consumazione del matrimonio o per separazione durata tre anni. 

-         Si ricorda che il regime patrimoniale dei coniugi è quello della comunione, a meno che gli sposi non decidano per la separazione dei beni dichiarandolo al momento del matrimonio.

 

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Casi particolari riguardanti il coniuge straniero:

-         i cittadini stranieri cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato devono richiedere il nulla osta all’A.C.N.U.R. (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ) Via Caroncini 19 - Roma; 

-          i cittadini austriaci, invece del Nulla-Osta, devono presentare il certificato di matrimonio dei genitori di entrambi i due futuri sposi, il certificato di capacità matrimoniali rilasciato in Austria, la copia integrale dell’atto di nascita non anteriore a sei mesi, il certificato di cittadinanza ed il certificato di residenza; 

-         i cittadini svizzeri, invece del Nulla-Osta, devono presentare i certificati di capacità matrimoniali, residenza o domicilio, stato civile o stato libero, cittadinanza, copia integrale dell’atto di nascita. Per i vedovi il certificato di stato civile va sostituito con l’atto di famiglia rilasciato dal Comune svizzero di origine, non occorre traduzione. 

-         i cittadini statunitensi, invece del Nulla-Osta, devono presentare una dichiarazione giurata resa davanti al Console U.S.A. con firma autenticata in Prefettura e atto notorio reso in Tribunale. 

-         i cittadini tedeschi, invece del Nulla-Osta, devono presentare il certificato di capacità matrimoniale rilasciato dal competente Ufficio dello Stato Civile in Germania. 

 

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1.3  Celebrare il matrimonio

 

 

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2. Straniero non presente in Italia

 

In questo altro caso è necessario svolgere le seguenti procedure:

 

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2.1  Chiedere il Nulla-Osta al matrimonio nel paese estero.

Non è sempre possibile (p.e. non è previsto dall’ordinamento interno dello stato), ma comporta i seguenti passi:

 

2.1.1        richiedere il del Nulla-Osta;

2.1.2        legalizzare il Nulla-Osta in uno o due ministeri (Giustizia e/o Esteri) dello stato estero (chiedere);

2.1.3        consegnare il Nulla-Osta al consolato italiano nello stato estero (chiedere) per la traduzione in italiano e la legalizzazione ulteriore;

2.1.4        inoltrare in Italia il Nulla-Osta.

 

Se non fosse possibile ottenere il Nulla-Osta nel paese estero, si può tentare presso il consolato in Italia dello stesso paese.  La procedura è ovviamente più macchinosa.  E’ necessario che lo straniero effettui una procura speciale per richiedere in consolato il Nulla-Osta, allegando tutti i documenti occorrenti, e fornisca una delega per il ritiro dello stesso al cittadino italiano (contattare il consolato).  Se ciò non fosse ancora possibile, per rifiuto del consolato (è accaduto), occorrerà seguire una delle strade già segnalate: 

-         il ricorso in tribunale al fine di ottenere le pubblicazioni di matrimonio in assenza di Nulla-Osta (più complessa, non essendo presente in Italia il cittadino straniero);

-         il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

 

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2.2  Chiedere le pubblicazioni di matrimonio.

Se lo straniero può entrare in Italia, perché già in possesso di visto o di P.d.S, si seguono le procedure indicate al precedente punto 1.2.   Se invece per chiedere il visto è necessario produrre il certificato di avvenute pubblicazioni, si dovrà così procedere:

 

2.2.1        compilare una procura speciale (redatta in italiano, non autenticata e non legalizzata, il cui schema si può reperire in comune) per chiedere le pubblicazioni di matrimonio, con allegata una fotocopia (non autenticata) di tutto il passaporto (se poi il comune si rifiutasse di accettare la procura si proceda come da nota 1);

2.2.2        inoltrare in Italia la procura;

2.2.3        eseguire le pubblicazioni di matrimonio (v. procedura 1.2);

2.2.4        chiedere il certificato di avvenute pubblicazioni di matrimonio;

2.2.5        inoltrare il certificato di avvenute pubblicazioni al futuro coniuge straniero.

 

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2.3  Chiedere il visto d’ingresso in Italia.

Il visto si può chiedere solo per … turismo, non essendo prevista la tipologia di visto per matrimonio, ma normalmente, in presenza delle avvenute pubblicazioni, viene rilasciato senza problemi.  Complessivamente i documenti da presentare (pur potendo variare da consolato a consolato) sono:

-         dichiarazione d'invito sottoscritta dal cittadino italiano (modulo reperibile in comune); 

-         2 moduli compilati in lingua italiana o inglese (reperibili in consolato o su web);

-         2 foto formato tessera;

-         passaporto;

-         certificato di avvenute pubblicazioni di matrimonio;

-         fidejussione bancaria o polizza fidejussioria (v. pubblicità sul sito www.stranierinitalia.it);

-         titolo di viaggio (o prenotazione relativa);

-         assicurazione sanitaria (v. pubblicità sul sito www.stranierinitalia.it).

L'Ufficio Visti, ove ritenga necessario, si riserva sempre di richiedere ulteriori documenti o effettuare una intervista personale.  

Se il visto fosse negato si può ricorrere al TAR e direttamente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, come già detto al punto 1.1.3.

 

2.4  Celebrare il matrimonio

 

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Note

 

1.      Quando un impiegato non accetta un documento o non svolge una procedura si può chiedere che metta per iscritto le ragioni del suo rifiuto. Egli di solito preferirà non mettere per iscritto alcunché  ed accetterà il documento, dando avvio alla procedura.  Se non lo dovesse ancora fare, occorrerà inviare per raccomandata tutta la documentazione, chiedendo l’avvio della procedura richiesta o, in difetto, l’esposizione delle motivazioni del rifiuto e minacciando una azione penale, per omissione in atti d’ufficio, e civile, di risarcimento danni.  Normalmente, così facendo, tutto si risolve in pochi giorni.  Altrimenti si devono iniziare le azioni legali ed un ricorso al Prefetto.

 

2.      Esiste una recente ordinanza della Corte Costituzionale che richiama i principi interpretativi finora accolti dalla magistratura. Si fa riferimento ad una questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Roma, volta ad offrire una possibile soluzione a questi problemi. Il Tribunale di Roma, ha prospettato la illegittimità costituzionale dell’art. 116 del codice civile in quanto la norma non prevede espressamente che nel caso in cui non sia possibile ottenere i certificati dalle autorità dei paesi di provenienza, si possa provvedere con una attestazione sostitutiva. Secondo il Tribunale di Roma l’art. 116 del c.c. non prevede, quindi, che si possa dimostrare in altro modo che ci sono tutti i requisiti per sposarsi. Il Tribunale di Roma ha dunque sollevato la questione di legittimità costituzionale della disposizione citata e la Corte Costituzionale l’ ha respinta con l’ordinanza interpretativa n. 14 del 30 gennaio 2003. Nell’ordinanza si riassumono gli orientamenti della magistratura su questo tema e si ricorda che, nel caso in cui fosse dimostrato dai coniugi che il certificato di nulla osta è stato rifiutato per motivi che sono contrari ai principi del nostro ordinamento giuridico (come i motivi religiosi o politici), è possibile il rimedio del ricorso all’autorità giudiziaria (in base all’art. 98 c.c.) chiedendo che sia il Tribunale ad accertare che non sussistono impedimenti al matrimonio e quindi ad ordinare all’Ufficiale di stato civile di dar luogo comunque alle pubblicazioni.

Il rigetto della questione da parte della Corte Costituzionale, sottolinea che non serve abrogare l’art. 116 del c.c. per consentire una soluzione a questi problemi, ma è perfettamente sufficiente utilizzare il rimedio previsto dalla legge ovvero il ricorso al Tribunale contro il rifiuto delle pubblicazioni per consentire all’autorità giudiziaria di verificare l’assenza di impedimenti al matrimonio (validi secondo i principi dell’ordinamento italiano).

Inoltre l’art. 16 della L. 218/95, che regola le norme di diritto internazionale privato (quindi anche il recepimento nell’ordinamento italiano di atti provenienti dalle autorità straniere) prevede che non possa avere riconoscimento o comunque esecuzione nell’ordinamento italiano un provvedimento di un autorità straniera che sia contrario ai principi fondamentali dell’ordinamento giuridico italiano, i cosiddetti principi dell’ordine pubblico internazionale. Quindi nel caso in cui fosse rifiutato il certificato del nulla osta al matrimonio (ad esempio dall’Algeria) è possibile fare ricorso al tribunale in base all’art. 98 del c.c. chiedendo che sia il Tribunale italiano ad accertare che non esistono impedimenti al matrimonio. E’ chiaramente interesse dei futuri sposi dimostrare con altra documentazione e testimonianze che non esistono impedimenti che siano previsti dalla legge italiana e quindi chiedere che il Tribunale ordini all’Ufficiale di stato civile di dar luogo alle pubblicazioni anche in mancanza del certificato richiesto.

 

3.      L’art. 12 recita: A partire dall’età minima per contrarre matrimonio, l’uomo e la donna hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia secondo le leggi nazionali che regolano l’esercizio di tale diritto.   La dizione "… secondo le leggi nazionali che regolano l'esercizio di tale diritto" deve intendersi riguardante solo le limitazioni di forma (pubblicità e celebrazione del matrimonio) e di sostanza (la capacità di consenso ed alcune prevenzioni) (v. arrêt Rees du 17 octobre 1986, série A n° 106, p. 19, § 50).

 

 

     Dopo 5 pagine di spiegazioni dettagliate, non resta che un … in bocca al lupo burocratico italiano e/o straniero.

a cura di Amedeo

(1) (vedi www.stranierinitalia.net/newforum/topic.asp?TOPIC_ID=1660 ) torna su.

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